GIOVANNINA: MADRE E MAESTRA
Scrivere dell’educatrice Giovannina Mazzone significa ricordare che tutti i principali termini di riferimento della nuova pedagogia sinodale: accogliere, accompagnare, incoraggiare, ritrovare, sostenere, consolare, prendersi cura, rimanere accanto furono in sommo grado già fatti propri e vissuti con straordinaria intensità da una giovane catechista casalese alla fine dell’Ottocento.
A imitazione di Maria che si fece discepola del Figlio, Giovannina, innamorata di Gesù e devota alla Vergine, divenne per le sue giovani madre e maestra di vita spirituale e di fecondità umana.
Aveva intuito che Maria,apparsa in quegli anni a Lourdes proprio a una ragazza analfabeta, appartiene agli “anawin” , è la prima di quei “piccoli” che hanno accolto il Regno come bambini e possiedono la speciale grazia della “conoscenza-amore”. Il suo carisma di donna e laica a servizio della Chiesa e del mondo ci spinge a ripensare ad un’educazione davvero “integrale” ed a una risposta creativa ed efficace al bisogno di senso delle generazioni di oggi.
Contesto sociale e azione
di Giovannina Mazzone
a favore delle donne
e suo operato all’interno del movimento sociale cattolico della diocesi di Casale Monferrato
di Carlo Baviera
In uno Stato ormai unificato, che si stava modernizzando, e nel quale iniziava la seconda rivoluzione industriale, ma all’interno del quale si era aperta la “questione romana”, Giovannina Mazzone fu tra le prime ad agire per l’emancipazione femminile; e operava in una Casale e in un Monferrato caratterizzati da una popolazione rurale in prevalenza disagiata (per la crisi del settore agricolo), da una diffusa miseria, da emigrazioni, pur in presenza dello sviluppo iniziale delle Industrie del cemento.
La donna perciò andava aiutata perché doppiamente debole (in quanto donna e in quanto lavoratrice). Il suo impegno (convitto, oratorio, corsi) è fra i pochi rivolti alle donne.
Anche nel nuovo secolo a Casale Monferrato, divenuta ormai la capitale del cemento (e con l’inizio delle attività dell’Eternit nel 1906) e che continuava a modernizzarsi (è di questo periodo l’abbattimento delle Porte e dei bastioni con lo sviluppo dei rioni periferici), non venne meno il suo impegno, in linea con l’insegnamento della Rerum Novarum e delle Settimane Sociali dei cattolici; anzi la Signorina Mazzone dimostrava di essere già all’avanguardia anticipando quella che chiamiamo la Chiesa in uscita (costituì l’Unione delle spose e madri cristiane e l’Unione delle Maestre, avviò l’attività della sezione casalese dell’Opera per la Protezione della Giovane e dedicò grande attenzione alle fornaciaie). Attraverso alla partecipazione ai Congressi nazionali caldeggiò le unioni professionali per infermiere, stiratrici, maestre, sarte, domestiche, fornaciaie, e l’assistenza alle mondariso, che ebbero grande attenzione e sostegno da lei e dalle sue collaboratrici.
Dopo la grande guerra, nel Circondario di Casale (come nel resto d’Italia), le classi sociali più povere si facevano sentire (il costo della vita era 4 volte quella del 1913) con proteste per il carovita e scioperi che provocarono reazioni di proprietari e borghesia conservatrice; reazioni che portarono alla dittatura fascista.
Le donne e le lavoratrici la avranno vicina anche in questi anni (laboratorio a Mirabello; Centro di Santa Teresa per assistere le “setaiole”).


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